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CAPITOLO I - INFANZIA
Era la Sicilia degli
anni cinquanta.
Non avevo
neanche sette anni che giá dovevo andare a
lavorare, alternativamente alla scuola.
Giravo per i paesi per vendere 'li scupi', le vecchie scope di
saggina, caricandomene sulle spalle anche quindici o venti, e la mia paga, un giorno si ed
uno no, consisteva in botte, calci e pugni da parte di mio padre,
quando mi mancavano quattro o cinque lire dall'incasso, cosa che
succedeva purtroppo spesso data la mia giovane età e la furbizia di
alcune massaie che imbrogliavano con i resti.
E comunque qualsiasi altra scusa era sufficiente per castigarmi
ulteriormente.
I maltrattamenti che subivo erano talmente gravi da farmi desiderare
di vivere in qualunque altro posto, per brutto che fosse, pur di
star lontano da mio padre.
Tutto questo mi ha anche costretto a ripetere per ben tre volte la
prima elementare, condizionando tutto il mio futuro.
Ad undici anni, nel 1958, quando con la mia famiglia ci eravamo
trasferiti a Voghera, in provincia di Pavia, cominciarano i miei
tentativi di fuga, andando a vivere sotto i ponti, nelle case
abbandonate o puttosto con gli Zingari.
Purtroppo le mie fughe non duravano che pochi giorni, poi 'il
vecchio' mi ribeccava sempre, ed il ritorno a casa del 'Figliol Prodigo' non era
esattamente come descritto nella Bibbia.
Crescendo poi mi sono state mosse delle accuse ingiuste ed
infondate, che mi hanno costretto a fuggire all'estero ed a vivere
per diversi anni come latitante, benche fossi assolutamente
innocente.
L'unica mia colpa è sempre stata solo quella di cercare di
combattere le ingiustizie con i mezzi che potevo avere a mia
disposizione, e non solo le ingiustizie riguardanti me personalmente ma anche
quelle subite dagli altri, sopratutto i più deboli.
Questo mio non volermi piegare mi ha creato
non pochi problemi nella vita, ed il metodo che il Sistema ha usato
per cercare di farmi tacere è stato quello di spedirmi in un
manicomio criminale, dove purtroppo sono stato rinchiuso per oltre tre anni.
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